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Conservanti alimentari: se li conosci, li eviti…quasi tutti.

Con i conservanti i cibi durano più a lungo”. Verissimo ma alcuni conservanti sono nocivi. Nonostante l’Unione Europea abbia concesso l’utilizzo di 300 fra conservanti, additivi e coloranti alimentari, buona parte di questi possono essere causa di problemi fra i più disparati a partire da allergie ad arrivare a problemi respiratori. Conosciamoli meglio per imparare a riconoscere quelli nocivi e ad evitarli.

Conservanti. I conservanti sono sostanze utilizzate per aumentare il periodo di conservazione dei prodotti. Essi agiscono sui microrganismi responsabili del deterioramento e delle alterazioni a livello chimico e fisico. Il problema consiste principalmente nel fatto che non tutte le alterazioni sono dannose; alcune infatti sono responsabili della fragranza e del sapore caratteristico. I conservanti vengono principalmente sfruttati per difendere i prodotti da muffe, funghi e batteri e spesso in un solo prodotto vengono inseriti più conservanti. Il dosaggio massimo è regolato da una legge. Nel caso si inserisca più di un conservante, le dosi di ogni sostanze vengono ridotte in base al numero di esse, ovvero se i conservanti sono due vengono dimezzate le dosi, se sono tre ridotti ad un terzo e così via. I conservanti come gli additivi e i coloranti devono essere riportati sull’etichetta o con la lettera E seguita da tre cifre (tra 209 e 299) oppure con il nome completo. Si distinguono principalmente due tipi di conservanti artificiali:

  1. Antimicrobici: per limitare lo sviluppo della flora batterica.
  2. Antiossidanti: prolungano la conservazione impedendo i processi ossidativi di deterioramento, ovvero ostacolando l’azione dell’ossigeno sul prodotto.

Non tutti sono cattivi… Tra i conservanti alimentari ce ne sono alcuni, seppur siano pochi, ritenuti innocui per il nostro organismo. Questi sono l’acido sorbico che ha effetto antibatterico e antifungino, il propionato di potassio che ha azione antimuffa e il propionato di calcio, con azione antimuffa e antibatterica nel pane. Inoltre si possono salvare dall’accusa anche alcune sostanze che aiutano ad evitare intossicazioni gravi, come quella da botulino. Infine relativamente accettabili sono anche l’acido lattico e i suoi sali, che si trovano in prodotti caseari e da forno industriali ma che è preferibile evitare nei bambini perché potrebbe causare difficoltà respiratorie.

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ma molti sì. Abbiamo visto come alcuni conservanti siano utili e non creino effetti indesiderati al nostro organismo. Vediamo ora invece come ve ne siano alcuni che possono essere responsabili di diversi problemi che insorgono dalla loro assunzione prolungata o dal superamento di determinati limiti. Ecco quelli da conoscere ed evitare:

  • Acido benzoico e i suoi Sali: in alcuni paesi non è ammesso il loro utilizzo a causa della tossicità. In genere possono essere trovati in confetture, bevande analcoliche, sciroppi e succhi di frutta.
  • Conservanti da E214 a E219: questi conservanti sono esteri dell’acido p-idrossibenzoico e anche essi non sono ammessi in molti paesi. Vengono aggiunti alle gelatine delle carni, ai patè e alla frutta con guscio ricoperta. Possono causare disturbi digestivi, reazioni allergiche, asma, insonnia e persino problemi di crescita.
  • Derivati dell’anidride solforosa: sono i conservanti che prendono i nomi da E220 a E228 e bisogna moderarne l’assunzione. Possono, infatti causare irritazione gastrica, reazioni allergiche poiché hanno una tossicità acuta e cronica. Questi li troviamo nel vino, nella birra e in diversi condimenti come la senape.
  • Conservanti da E230 a E233: sono derivati di fenolici, difenile e tiabendazolo. Proibiti in Australia per la loro tossicità, possono causare ad esempio reazioni allergiche, nausea e vomito. Essi vengono utilizzati principalmente per il trattamento antimuffa delle bucce degli agrumi e delle carte che li contengono e delle banane.

Ultime news. Un’azienda olandese, la Siveele, che crea soluzioni sane a base di prodotti naturali ha proposto un’alternativa naturale ai conservanti artificiali garantendo la conservazione dei prodotti senza alterarne il sapore. Questi antimicrobici alternativi sono:

  1. Nataseen®: agente antimicrobico naturale non animale efficace contro lieviti e muffe. Privo di azione antibatterica, viene utilizzato sia in ambito alimentare che in ambito farmaceutico.
  2. Chitoseen™: utilizzato per allungare la “shelf-life” dei prodotti. Utilizzato per prodotti alimentare e in biomedicina.
  3. Epsileen®: principio attivo naturale. La sua azione antimicrobica e antibatterica è efficace contro muffe, lieviti, batteri Gram-positivi e Gram-negativi; applicabile su

mangimi, prodotti alimentari, cosmetici e farmaceutici.

  1. Niseen®: antimicrobico naturale non animale efficace contro batteri Gram-positivi e le loro spore, che causano il deterioramento del cibo.
  2. Lysoseen®: enzima antibatterico estratto da uova di gallina bianca, sviluppato per applicazioni sia alimentari che farmaceutiche.

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