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Disturbi alimentari: un team per riconoscerli

In Italia sono 3.000.000 i giovani che soffrono di disturbi del comportamento alimentare: il 95,9% sono donne, il 4,1% uomini. L’ossessione del cibo, del peso e dell’immagine corporea colpisce sempre con più frequenza portando l’età d’esordio anche tra bambini e pre-adolescenti. Riconoscere i campanelli d’allarme, soprattutto per un genitore, è fondamentale. Siamo stati alla Fondazione Istituto Neurologico C.Mondino di Pavia per capire meglio cosa si deve fare e come intervenire.

 

Quattro patologie legate al cibo: l’anoressia nervosa, la bulimia, il binge eating (disturbo da alimentazione incontrollata), altre forme come disturbi sottosoglia e disturbi alimentari non altrimenti specificati. Nessuno è immune. Questi malesseri dell’anima sono profondi, si insinuano nella vita di adolescenti, giovani donne e uomini, che individuano nel cibo il nemico-amico complice pericoloso: malesseri, del quale si parla poco o in modo confuso e impreciso. All’Istituto Mondino di Pavia, il Team per il Sano Comportamento Alimentare -composto da Rosita Trotti, medico specialista in Biologia Clinica e Scienze dell’Alimentazione, Angela Moneta medico specialista in Igiene e Scienze dell’Alimentazione e Isabella Brega psicologa dell’alimentazione- interviene a livello multidisciplinare nella cura di queste patologie.

Binge eating, di cosa si tratta? Sentiamo spesso parlare di anoressia e bulimia, i disturbi alimentari più conosciuti, con conseguenze devastanti per l’organismo. Non esistono solo quelli. Il binge eating, ad esempio, è l’abbuffata patologica incontrollata. “Il being eating è un disturbo del comportamento alimentare cui il paziente si “abbuffa” in modo patologico come nella bulimia ma la differenza sta che poi non mette in atto comportamenti compensativi (tipo diete, attività fisica, oppure tentativi di vomitare)” -spiega  Rosita Trotti, medico specialista in Biologia Clinica e Scienze dell’Alimentazione “Il Binge Eating, al contrario della Bulimia, si accompagna sempre all’obesità e spesso alla depressione, per la situazione di disagio e di incapacità del paziente di reagire alla compulsione di “abbuffarsi”. Ovvio che poi l’obesità porti con sé tutti gli altri rischi connessi alla malattia metabolica e alla patologia cerebrovascolare”

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Anoressia e bulimia, campanelli d’allarme che un genitore deve vedere e ascoltare? Le patologie dei disturbi alimentari sono in aumento. Consideriamo che si calcola che circa 3.000.000 di giovani in Italia soffrano di disturbi del comportamento alimentare. Il disagio psichico o nevrotico che poi si esprime in diversi modi (compresa anoressia e bulimia) è in netto aumento fra gli adolescenti di entrambi i sessi. “Bisogna cogliere i cambiamenti di comportamento alimentare, scolastico, relazionale o i disturbi del sonno; maggiore nervosismo o reazioni emotive esagerate, anche considerando l’età particolare, possono essere segnali di uno “stress” che i ragazzi vivono e che non riescono a comunicare.” precisa Isabella Brega psicologa dell’alimentazione “Se la causa non viene rimossa o elaborata i disturbi possono aumentare e trasformarsi in vera e propria patologia.”

Cosa si può fare per sostenere gli adolescenti prima che si perdano? “Parlare molto con loro, anche se è difficile. Avere attenzione all’ambiente scolastico interloquendo con gli insegnanti, non solo per il rendimento ma anche per il comportamento. Non sottovalutare le reazioni emotive, i segni di stress, compresi i comportamenti alimentari appunto patologici.” sottolinea il Direttore Sanitario dell’Istituto Neurologico C. Mondino di Pavia, Daniele Bosone – “Per stare nella prevenzione voglio comunque ricordare anche l’importanza della scuola e della famiglia nel promuovere anche un “sano” comportamento alimentare, insegnando per esempio a rifiutare o a limitare il “cibo spazzatura” (Junk Food) che è spesso causa di sovrappeso anche nei giovani adolescenti con le problematiche relazionali connesse e a utilizzare una corretta “piramide alimentare” che si può trovare ormai ovunque on-line e che è spesso utile non solo ai figli ma a tutta la famiglia.”

 

 

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