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Emicrania e cefalee: prevenire e curare

 

Mal di testa, emicrania, cefalea, tutti termini utilizzati per descrivere quella dolorosa sensazione provata da tutti almeno una volta nella vita. Per saperne di più siamo stati al Centro Cefalee dell’Istituto Mondino di Pavia.

La cefalea è una patologia molto frequente, circa il 90% della popolazione generale ha avuto almeno una volta cefalea nell’ultimo anno e circa il 56% ne soffre in modo significativo ma in modo più o meno frequente sulla base del tipo di cefalea. Ad esempio, di emicrania – forma di cefalea primaria abbastanza frequente – soffre circa il 15% della popolazione adulta, soprattutto donne in cui la percentuale raggiunge anche il 18% (con un rapporto di 3 a 1 a sfavore del sesso femminile). La cefalea non risparmia neppure l’età infantile, anzi spesso insorgenza nell’età scolare-adolescenziale e prosegue nel corso della vita per molti anni. Inoltre, nei bambini, si possono verificare alcuni disturbi come il vomito ciclico e la vertigine episodica che possono essere manifestazioni prodromiche di insorgenza poi della cefalea, soprattutto emicranica, in età più adulta.

Foto Sances1Intervista alla Dott.ssa Grazia Sances, Responsabile del Centro Cefalee Istituto Mondino, Pavia.

-Dottoressa Sances, Emicrania e cefalea sono la stessa cosa?

Cefalea è un termine aspecifico per indicare tutti i tipi di mal di testa, nell’ambito poi delle cefalee si individuano varie forme sulla base dei diversi sintomi con cui si manifestano e che bisogna conoscere per poter fare una diagnosi precisa.

Con emicrania, invece, si definisce una specifica forma di cefalea primaria. L’emicrania senza aura si caratterizza per un dolore spesso pulsante o martellante, che interessa nella maggior parte dei casi una metà del capo (anche se può interessare entrambi i lati, oppure iniziare da un lato e poi divenire bilaterale, o essere di più forte da un lato); l’intensità è, in genere, moderata-forte con disabilità correlata tanto che il paziente deve mettersi a riposo e sospendere le attività in molto casi. Inoltre, si associano alcuni sintomi come la nausea e il vomito, l’intolleranza a luci – rumori – odori. Le crisi possono durare fino a 3 giorni (senza trattamento o con trattamento non efficace), in alcuni casi si possono prolungare anche per 4-7 giorni con scarsa o nulla risposta ai farmaci sintomatici (in questo caso si parla di “stato emicranico”). In alcuni casi la crisi di emicrania può essere preceduta da alcuni sintomi neurologici che si definiscono “aura” e che sono di durata breve, 15-60 minuti ed a completo recupero; il paziente ha visione di lampi, righe zig zag, spettri di fortificazione, perdita di visione in alcune zone del campo visivo, in alcuni casi avverte formicolio ad un braccio e ad una metà del viso. Può anche presentare difficoltà nel parlare. E’ chiaro come questi sintomi possano avere un impatto emotivo molto forte sul paziente per la paura che si stia manifestando una patologia più grave.

-Per cosa si caratterizza la cefalea a grappolo?

La cefalea a grappolo è una forma di cefalea primaria più rara rispetto alla precedente e più frequente negli uomini. I sintomi clinici sono molto caratteristici con dolore molto forte pulsante-lancinante (è in assoluto la forma di cefalea più forte) e strettamente unilaterale, coinvolge generalmente occhio-tempia-fronte; la caratteristica più tipica sono alcuni sintomi associati tutti solo dal lato del dolore: lacrimazione, occhio rosso, abbassamento della palpebra, senso di naso chiuso e/o rinorrea, sudorazione. Per fortuna gli attacchi sono di minor durata tra 15 minuti e 3 ore (più spesso 30-60 minuti) ma le crisi si possono manifestare anche più volte al giorno e durante la notte, spesso agli stessi orari. La definizione di grappolo deriva dal fatto che le crisi si verificano tutti i giorni per un periodo variabile, in genere tra 15 giorni e 3 mesi che sono i “grappoli” con poi periodi di completo benessere (cefalea a grappolo episodica). In alcuni casi però le crisi non hanno remissione e si manifestano per tutto l’anno (forme di cefalea a grappolo cronica).

-Esistono buone abitudini per prevenire l’insorgenza di questo disturbo?

Si pensa che chi soffre di cefalea, in particolare parliamo dell’emicrania, abbia una predisposizione a soffrire di tale disturbo (forse genetica, anche perché nel 50% dei casi è spesso presente una famigliarità per il disturbo) e su questo, al momento, non si può intervenire. La cefalea e, in particolare l’emicrania, è però molto influenzata anche da vari alcuni fattori sia interni che esterni che possono essere poi cause scatenanti degli attacchi; alcuni alimenti, alterazioni dei ritmi abituali di vita e di sonno veglia (tipica la cefalea da week-end), esposizione a particolari condizioni climatiche, il periodo mestruale nelle donne, assunzione di alcuni farmaci (pillola contraccettiva, nitrati), posture scorrette, situazioni di stress psico-fisico. E’ importante cercare di individuare situazioni scatenanti del dolore in quanto la loro eliminazione, ove possibile, può già essere un fattore migliorativo della cefalea con riduzione del numero di attacchi. E’ poi utile seguire attività fisica moderata e costante in quanto questa contribuisce ad aumentare le endorfine che sono le nostre morfine endogene che ci aiutano nel tollerare meglio il dolore. E’ molto utile compilare un diario della cefalea per il monitoraggio clinico che darà al medico molte informazioni in occasione delle visite e permetterà di valutare la frequenza delle crisi e l’efficacia dei trattamenti sia sintomatici che preventivi.

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-Parliamo di diagnosi. Il paziente arriva dallo specialista con dei sintomi precisi. Quali esami sono necessari per escludere altre patologie?

Non vi sono esami da fare “a priori” per tutte le cefalee. Bisogna dire che la diagnosi di cefalea è prevalentemente di tipo clinico e si basa sulla storia del paziente; è importante quindi che a questa prima fase venga dedicato un tempo adeguato con domande specifiche per avere un quadro, il più possibile completo, della situazione. Gli esami servono per escludere una cefalea secondaria, cioè un problema in cui la cefalea è un sintomo di altra patologia o per avere un quadro più completo delle problematiche del paziente. Quindi, gli esami diagnostici vanno definiti per ogni paziente. In particolare la TAC o la Risonanza Magnetica se si ha il dubbio di una patologia intracranica. Esami radiologici di capo, collo, articolazione temporo-mandibolare, per esclusione di patologie di tali distretti. Gli esami del sangue possono essere utili per valutare alterazioni come ad esempio l’anemia che spesso può dare cefalea. Studio del sonno per escludere cefalee legate a disturbi del sonno (tipo apnee). La valutazione psicologica serve per valutare aspetti emozionali di ansia-depressione concomitanti che, spesso aggravano la cefalea. Altri esami sulla base dell’ipotesi diagnostica.

-Cure: quali sono le nuove metodologie di intervento?

Da anni abbiamo a disposizione farmaci sia per l’attacco che per la prevenzione che vengono prescritti, anch’essi, sulla base della storia clinica del paziente e che hanno dato negli anni buoni risultati ma vi è sempre una percentuale di pazienti che risponde poco o nulla e che sviluppano forme resistenti. In particolare, le forme di cefalea cronica con o senza abuso di farmaci sono molto complicate da trattare. Da alcuni anni abbiamo a disposizione anche alcune nuove possibilità. La tossina botulinica per il trattamento dell’emicrania cronica resistente ad altre terapie. Alcuni dispositivi esterni utilizzabili dal paziente a domicilio autonomamente: uno produce una stimolazione del nervo vago (nervo implicato in alcuni meccanismi della cefalea e dell’emicrania in particolare), da usare sia per l’attacco acuto che giornalmente come prevenzione; un altro che produce microimpulsi che stimolano la branca superiore del nervo trigemino per ridurre il dolore e prevenire le crisi di emicrania. Per alcune forme molto complesse e molto resistenti a varie terapie, vi è la possibilità di impianto sottocute di stimolatori del nervo occipitale, procedura però di tipo più invasivo da riservare a casi selezionati.

Sono attualmente in corso degli studi (anche presso il Centro Cefalee del nostro Istituto) su alcuni anticorpi monoclonali verso una sostanza (il CGRP) implicata nei meccanismi del dolore, rivolti all’emicrania cronica ed alla cefalea a grappolo; i dati preliminari sono promettenti ma bisognerà aspettare la fine delle sperimentazioni e la loro immissione nel mercato per un utilizzo più diffuso.

-Quanto funziona l’automedicazione?

L’automedicazione è molto diffusa e non ben quantificabile in quanto molti farmaci sono acquistabili senza ricetta. Il paziente è scoraggiato da tentativi infruttuosi di terapie oppure da difficoltà nell’accedere ai Centri Cefalee. L’automedicazione è, purtroppo, un problema cruciale nella gestione delle cefalee. Il cefalalgico prova un farmaco consigliato da conoscenti o anche da farmacista e medico ma poi prosegue nell’assunzione per anni aumentandone le dosi fino ad arrivare ad una situazione di cefalea cronica con abuso di farmaci sintomatici per il dolore. Queste forme sono poi quelle più difficili e resistenti da gestire in quanto il farmaco di automedicazione, nel corso degli anni, diviene meno efficace, il paziente tende ad aumentare le dosi fino ad una assunzione pluriquotidiana senza avere, poi, un controllo completo del dolore. Questi sono i casi per cui si rende necessario un trattamento di sospensione controllata della sostanza di abuso (nel nostro Centro Cefalee sono i casi che vengono ricoverati per trattamenti di disintossicazione e riabilitazione da farmaci). E’ molto importante che il paziente sia messo al corrente dei pericoli di un uso di farmaci, per anni, senza controllo medico per le ripercussioni si possono avere sullo stato di salute generale.

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