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Prodotti light: cosa c’è di vero?

Quando siete al supermercato scegliete sempre la variante dei prodotti light piuttosto che quella classica? Se dovete fare uno sgarro alla dieta preferite un dolcetto senza grassi? Cerchiamo di capire insieme se è sempre vero che “più leggero” significa anche “sano” e “poco calorico”.

Sulle confezioni dei prodotti troviamo diciture molto diverse: light, leggero, 30% di grassi in meno, zero zuccheri… Si tratta solo di claim pubblicitari per attirare i consumatori più attenti alla linea o questi prodotti sono veramente più dietetici? Non si tratta sempre di pubblicità ingannevole ma l’uso di questi prodotti (se non abbinati ad un percorso alimentare adeguato e ad attività fisica) non permette di perdere peso. È anche vero però che, in alcuni casi, possono togliere qualche sfizio senza sensi di colpa. Scopriamo quindi come riconoscere quando sono davvero light oppure no.

Cosa sono? I prodotti alimentari “leggeri” consentono un risparmio calorico rispetto ai corrispondenti tradizionali: ad esempio 100 gr di yogurt normale fornisce 565-70 Kcal mentre 100 gr di yogurt in versione light fornisce 35-40 kcal. I prodotti light derivano da alimenti tradizionali che hanno subito una variazione nella composizione chimica, allo scopo di ridurre l’apporto calorico. Sono formulati, generalmente, con un 20-30% in meno di grassi o zuccheri. Quando leggiamo “a ridotto contenuto di grassi”, in questi prodotti light parte del grasso è stata sostituita da amidi, proteine o fibre e da una maggiore percentuale d’acqua. Ad esempio nel caso di latticini o di alimenti contenti il latte, si può utilizzare latte scremato o parzialmente scremato. In altri prodotti, invece, può essere usato meno olio o burro. Bisogna ricordare, però, che l’acqua può rendere più instabile il prodotto dal punto di vista microbiologico e che quindi potrebbero essere stati aggiunti dei conservanti. Moltissimi prodotti ipocalorici ci vengono presentati come “a ridotto contenuti di zuccheri”; prevedono dunque la riduzione o l’eliminazione dello zucchero e la sua sostituzione, parziale o completa, con gli edulcoranti. Gli edulcoranti artificiali si dividono in due categorie. Una è quella degli intensivi (ad esempio l’aspartame, acesulfame K) che non apportano calorie e di cui ne basta una piccola quantità. La seconda categoria è quella dei polioli (tra cui il sorbitolo e il mannitolo) che sono impiegati soprattutto in caramelle e gomme da masticare per dolcificare e per dare consistenza al prodotto. Ma gli zuccheri possono essere rimpiazzati anche da edulcoranti naturali, come il fruttosio o il lattosio.

Guida allo slogan. Per riportare slogan che fanno riferimento a calorie, grassi e zuccheri, i produttori devono rispettare le indicazioni del Regolamento Europeo vediamone una piccola guida:

  • A basso contenuto calorico: questo prodotti non contengono più di 40 kcal/100 gr per i solidi o più di 20 kcal/100 ml per i liquidi;
  • A ridotto contenuto calorico: è consentita solo se il valore energetico è ridotto di almeno il 30 % rispetto al prodotto “classico”;
  • A tasso ridotto di…: l’indicazione che il contenuto di una o più sostanze nutritive è presente “a stato ridotto” è consentita solo se la riduzione del contenuto è pari ad almeno il 30% rispetto a un prodotto simile, ad eccezione dei micronutrienti, per i quali è accettabile una differenza del 10% nei valori di riferimento, e del sodio o del valore equivalente del sale, per i quali è accettabile una differenza del 25%;
  • A basso contenuto di grassi: il prodotto non può contenere più di 3 gr di grassi per 100 gr per i solidi o 1,5 g di grassi per 100 ml per i liquidi (1,8 g di grassi per 100 ml nel caso del latte parzialmente scremato);
  • Senza calorie: solo se il prodotto contiene non più di 4 kcal/100 ml. Per gli edulcoranti da tavola (bustine, gocce, pastigliette dolcificanti) il limite è 0,4 kcal per un cucchiaino;
  • Senza grassi: contengono un massimo di 0,5 g di grassi per 100 g o 100 ml. Le indicazioni di “X % senza grassi” sono proibite;
  • Senza zuccheri: i prodotti non devono contenere più di 0,5 g di zuccheri per 100 g o 100 ml;
  • Senza zuccheri aggiunti: non contengono monosaccaridi, disaccaridi aggiunti o ogni altro prodotto alimentare utilizzato per le sue proprietà dolcificanti. Se l’alimento contiene naturalmente zuccheri, l’indicazione seguente deve essere sull’etichetta: “Contiene naturalmente zuccheri”.
  • Leggero/light: devono essere specificate le caratteristiche che rendono tale il prodotto.

Questione di confezione. Il momento dell’acquisto è il momento più importante, più del 60% dei prodotti alimentari si decidono d’impulso nel punto vendita. Le aziende tendono perciò a studiare l’aspetto della confezione per renderla appetibile e desiderabile a prima vista. Alcune scelte nel packaging possono rendere il prodotto riconoscibile in quanto più leggero o dietetico e se non leggiamo l’etichetta quindi, potremmo essere facilmente ingannati all’acquisto di prodotti che in realtà non sono propriamente light. Scopriamo alcune caratteristiche che “ingannano” l’occhio:

  1. Colore: blu e azzurro cielo. Così leggeri che vi sembra di volare? Questo vogliono suggerire quei prodotti light che hanno la confezione blu/azzurra che nell’ inconscio collettivo sono associati alla purezza e alla leggerezza.
  2. L’immagine: un figura sottile di donna. Nei loghi dei prodotti light spesso è spesso presente una silhouette femminile. L’immagine mette in risalto le forme corporee ideali.
  3. Il messaggio: impegno, divertimento e solidarietà. Sul retro delle confezioni di questi prodotti spesso si trovano raccomandazioni e consigli “incoraggianti” che spingono al raggiungimento del risultato attraverso un’alimentazione corretta e l’attività fisica adeguata. Informazioni verissime ma che rassicurano anche sull’ uso quotidiano del prodotto come poco incisivo sulla dieta.
  4. Un istituto medico o spesso il ricorso ai nutrizionisti. Ovviamente si intende rassicurare che dietro il prodotto c’è un progetto di salute.
  5. L’estensione del prodotto l’idea di “comunità”. In genere offrono ai clienti di connettersi a un sito web per consigli. Questa tecnica permette di fidelizzare il cliente per moltiplicare l’acquisto.

Come difendersi. Il prezzo degli alimenti light è in media superiore dal 10 al 30% rispetto al prodotto classico della stessa o di analoghe marche. È possibile scegliere prodotti veramente light (risparmiando su acquisti sbagliati) semplicemente facendo attenzione alle etichette, ai valori nutrizionali e agli ingredienti.

  • Confronta gli ingredienti: leggi la lista degli ingredienticonfrontandola con la versione tradizionale. Questo ti permette di capire che cosa è variato nella formulazione del prodotto, se sono presenti additivi e se il “risparmio” calorico o di zuccheri è veramente incisivo.
  • Controlla la tabella nutrizionale: confrontando con la versione tradizionale i valori del prodotto light pur con un vantaggioso 30% di grassi in meno, per esempio, potrebbero non comportare un uguale riduzione delle calorie finali.
  • Attenzione al “senza zuccheri” (aggiunti). In questo caso ricordati che possono esser stati aggiunti edulcoranti, sconsigliati per i bambini sotto i tre anni di età e per le donne in gravidanza e in allattamento.
  • Attenzione ai controsensi. A volte mangiar “leggero” può essere la scusa per mangiare di più, azzerando così anche l’eventuale beneficio di questi prodotti. A maggior ragione se parliamo di alcuni prodotti, come le patatine light: avranno anche qualche grammo di grasso in meno, ma si tratta pur sempre di uno snack molto salato e calorico.

È sbagliato dire sempre di no ai prodotti light perché alcuni prodotti sono davvero vantaggiosi in termini di riduzione di grassi, zucchero e calorie, come ad esempio il latte scremato, lo yogurt light, il burro light, la maionese light o le fette biscottate light. Cerchiamo quindi di valutare con attenzione le informazioni che per legge ci vengono fornite dalle etichette, preoccupandoci di salvaguardare salute, linea e portafogli!

 

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