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Stress da lavoro: come riconoscerlo e cosa fare

Un lavoratore su quattro, in Europa, soffre di stress da lavoro. Lo stress da lavoro spesso rappresenta il sentirsi inadeguati di fronte alle richieste superiori a quello che sono le loro capacità di fronteggiarle con conseguenze nell’ambito psicofisico e sociale. Le conseguenze sono spesso da non sottovalutare, specialmente quando chi ne soffre è portato a negazione o, ancor più grave, all’assunzione di psicofarmaci pur di non ammettere che il problema va affrontato e risolto. Capiamo il fenomeno e come muoverci.

Dott. Angelo Manenti, Specialista in Medicina del Lavoro – Direttore Scientifico Il Sano Quotidiano

Stress da lavoro: come si manifesta. Un soggetto che soffre di stress da lavoro vive senza dubbio condizioni lavorative inadeguate o mal gestite; un luogo di lavoro sereno, in cui i rapporti professionali con i colleghi e i superiori sono distesi, le mansioni ben definite e la retribuzione consona, non dovrebbero rappresentare terreno fertile per l’insorgenza di questo disturbo psico fisico. Persone sotto stress da lavoro correlato arrivano a pensare di essere sbagliate e inadeguate e di dover lasciare il lavoro perché inabili. Leggendo queste righe avete compreso che non è così.

Quando nasce il problema. Ci sono una serie di fattori, correlati tra loro, che possono far scaturire una condizione di stress da lavoro. Ci si confronta ogni giorno con un ambiente ostile, colleghi non collaborativi e una carriera che vacilla. Perché ci si stressa? Queste possono essere le cause:

  • organizzazione e processi di lavoro (pianificazione dell’orario di lavoro, grado di autonomia, grado di coincidenza tra esigenze imposte dal lavoro e capacità/conoscenze dei lavoratori, carico di lavoro, ecc.);

  • le condizioni e l’ambiente di lavoro (esposizione ad un comportamento illecito, al rumore, al calore, a sostanze pericolose, ecc.);

  • la comunicazione (incertezza circa le aspettative riguardo al lavoro, prospettive di occupazione, un futuro cambiamento, ecc.);

  • i fattori soggettivi (pressioni emotive e sociali, sensazione di non poter far fronte alla situazione, percezione di una mancanza di aiuto, ecc.).

Come ci si accorge se il lavoro ci stressa? Ci sono diverse “sfere” di sintomi (e conseguenze) a cui prestare attenzione:

  • Sul lavoro: assenteismo, infortuni, malattie, problemi disciplinari, conflittualità, difficoltà relazionali, bassa qualità nelle prestazioni lavorative;

  • Comportamentali: indecisione, insicurezza, impazienza, isolamento, aumento del consumo di alcool e/o delle sigarette e/o di caffé, impulsività;

  • Psicologici: scarsa concentrazione e attenzione, stanchezza cronica, sensazione di avere la testa vuota, ansia, angoscia, stati depressivi, crisi di pianto, pessimismo, cattivo umore, autocommiserazione, attacchi d’ansia o attacchi di panico;

  • Stress correlato- conseguenze fisiche: comportamento alimentare, problemi gastroenterici, cardiocircolatori, respiratori, sessuali, dermatologici o del sonno.

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Alle donne va anche peggio. Uno studio dell’Università Bocconi di Milano ha dimostrato che per le donne c’è anche un problema ulteriore: lo stress è provocato dalla difficoltà di conciliare l’impegno professionale con la vita familiare nel 50% dei casi.

Il lavoro ci stress. Cosa fare? Chi crede di avere dei disturbi psicofisici ricollegabili a ciò che vive nel suo luogo di lavoro, dovrebbe prendere una pausa di riflessione e capire dove sta il problema: sono io o ciò che mi circonda a non andare? Utile porsi qualche domanda:

È il luogo di lavoro ad innervosirmi e a rendermi irrequieto? Oppure scarico in quell’ambito la tensione che accumulo nella mia vita privata? Se così fosse, il problema non sarebbe collegato al lavoro, ma piuttosto a problematiche personali.

Cosa mi angoscia? Chi o cosa mi provoca stati d’ansia? Riflettere su questi punti vi permette di focalizzare il problema e magari vi dà la forza per parlarne con il capo o con delle colleghe amiche che vi possono aiutare a superare la difficoltà.

I problemi restano in ufficio o si portano a casa? Quando si lavora in condizioni difficili, dove c’è molta tensione, diventa complesso confinare le emozioni negative all’ambiente di lavoro. Serve un po’ di training autogeno. Uno sforzo personale, imposto, che deve diventare una sana abitudine: un bel respiro entrando in macchina o prima di varcare la soglia di casa per eliminare tutte le emozioni di cui vi siete caricate durante il giorno. Magari i primi giorni sembrerà un’inutile sciocchezza, ma con il tempo funzionerà a non minare gli equilibri famigliari. In fondo, partner e figli non sono colpevoli le dinamiche lavorative che non ci piacciono.

Dopo il lavoro, faccio ciò che mi piace. Si lavora per vivere. Non il contrario. Questa dovrebbe essere una legge universale. Una volta riusciti a lasciare le problematiche del lavoro alla scrivania, concentratevi su ciò che vi fa stare bene, e i pensieri positivi prenderanno il posto delle preoccupazioni. Una corsa, cucinare, giocare con i bambini, un buon film, la partita a calcetto, le chiacchiere con le amiche, una seduta dal parrucchiere, tutto ciò che vi distrae è ben accetto. Fissatevi degli appuntamenti di svago settimanali.

Se la situazione è ingestibile. Nel caso in cui il vostro lavoro sia fonte di stress eccessivo, vi consiglio di poter parlare con uno psicologo per far fronte ai pesi emotivi troppo gravosi per voi. Nei casi più conclamati i lavoratori arrivano proprio a vivere veri e propri attacchi di panico anche al solo pensiero del contesto professionale. Chi soffre di stress da lavoro correlato deve iniziare a pensare di non essere inadeguato, ma che la situazione potrà essere risolta. Bisogna solo imparare a non avere paura a chiedere aiuto.

Da sapere per tutelarsi. Dal 2009 è diventato obbligatorio per le aziende valutare lo stress lavoro correlato e dal 2010 effettivo. Tutti i datori di lavoro hanno dovuto valutare lo stato di salute dei propri dipendenti attraverso gli specialisti preposti; questo per evidenziare i diritti fondamentali del lavoratore e garantire loro un luogo professionale e sano che non sia fonte di stress , conseguentemente, di danno per il soggetto stesso.

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